Golf
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Dai tempi del cartone animato “Tutti in campo con Lotti“, ho sempre avuto il desiderio di provare a giocare a golf. Così per scherzo, durante un viaggio a Londra, a trovare un mio caro amico, siamo andati in uno dei tanti campi pratica a più livelli, dove hai il tuo cesto di palline, un ferro 7 e delle bandierine a diverse distanze come punti di riferimento per allenare la precisione dello swing. Dopo 2 ore passate a fare del nostro meglio in qualche modo le palline le colpivamo e anche se non andavano esattamente dove volevamo noi, il giorno seguente siamo andati a fare una partita su un 9 buche open noleggiandoci un ferro 7 e un putter. Da quel momento è scoppiato l’ennesimo amore!

Tornato in Italia, ho fatto un corso per imparare bene i movimenti (o almeno la teoria) e mi sono informato su cosa avrei dovuto fare per poter giocare in campo. Ed ecco la delusione, se vuoi giocare in Italia, devi fare un corso e prendere il patentino, iscriverti ad un golf club e a quel punto, dopo aver passato l’esame di abilitazione per accedere al campo di gioco, puoi andare a giocare le tue 18 buche (o 9 da ripetersi).

Ovviamente, reduce dall’esperienza a Londra, chiesi se tutto questo sarebbe stato un limite, per quando il mio amico Italo-Inglese sarebbe venuto in Italia e avessimo voluto giocare assieme. La risposta, apparentemente scontata fu, :”Ma non possiamo limitare i padrini di questo sport con tutte le nostre regole, se il suo amico inglese viene e vuole giocare lo facciamo giocare…”. Al che, sentendomi al quanto preso in giro, ho deciso di non fare il corso e di esercitarmi solo al campo pratica e quando voglio giocare prendo un volo per Londra con Ryanair e vado a giocare con il mio amico in Inghilterra! Ti assicuro che spendo meno!

In realtà, poi ho scoperto che posso andare a giocare anche qui, se accompagnato da un socio di un club che si prende la responsabilità per me, però quel che mi è successo te lo dovevo raccontare. Giusto per condividerti questa assurdità.

Prima o poi farò il corso e l’abilitazione diventando un G.A. (giocatore abilitato) e facendomi attribuire il mio primo handicap con l’esamino da 18 domande, ma al momento mi accontento della pratica e di qualche partita con qualche amico che mi accompagna.